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Appunti su esperienze di volontariato con donne del Niger e del Togo
20 October 2007
by Paola Toniolo Piva e Maria Paola Profumo

Two volunteers, Paola Toniolo and Maria Paola Profumo from Italy, were in Niger to help develop a study on sustainable small businesses for women entrepreneurs. The volunteers from Seniores Italia, a volunteer organization whose members are retired professionals from private companies and public institutions, were identified through the corporate/private sector (CPS) programme managed by the United Nations Volunteers programme.Two volunteers, Paola Toniolo and Maria Paola Profumo from Italy, were in Niger to help develop a study on sustainable small businesses for women entrepreneurs. The volunteers from Seniores Italia, a volunteer organization whose members are retired professionals from private companies and public institutions, were identified through the corporate/private sector (CPS) programme managed by the United Nations Volunteers programme.
Perché Niger
Abbiamo fornito la consulenza al progetto UNIFEM in quanto socie di Seniores Italia, associazione di volontariato, che dedica particolare attenzione al rafforzamento delle donne in campo economico, senza dimenticare gli aspetti politici e sociali. L’idea di fondo del progetto UNIFEM è di valorizzare la forza delle donne africane nell’agricoltura, aiutandole a passare dalla produzione informale alla creazione d’impresa. Un salto di qualità sia sul piano organizzativo che di potere economico. La missione in Niger doveva individuare una o due filiere in agricoltura e pastorizia di cui le donne possano gestire la produzione completamente, dalla materia prima, alla trasformazione, fino alla vendita. Al termine della consultazione e delle visite in loco abbiamo ricavato alcune indicazioni condivise

La forza collettiva
Gli incontri che abbiamo avuto con le donne in Niger ci hanno restituito un’immagine di vitalità. In un contesto di grande povertà, difficoltà materiali, ostacoli operativi, clima duro, abbiamo visto che ovunque – in campagna e in città - le donne si raggruppano e si danno forza. Soprattutto nei villaggi, le donne resistono alle avversità legando tra loro; in gruppo lavorano i campi, gestiscono le attività domestiche, curano bambini e malati, organizzano feste, in gruppo risparmiano e si assicurano con le tontinne, in gruppo prendono decisioni piccole e grandi. Sui raggruppamenti si fonda tanto la riproduzione e sicurezza dei nuclei familiari quanto l’economia informale. La forza collettiva delle donne viene riconosciuta dalle istituzioni governative, dalle agenzie internazionali, da organismi e associazioni. Durante i numerosi incontri che abbiamo avuto a Niameye (capitale del Niger) non è stato difficile spiegare il valore strategico del progetto UNIFEM. A livello discorsivo, tutti gli uomini che abbiamo incontrato hanno riconosciuto che lo sviluppo del Niger dipende dalle energie sprigionate dalle donne e ci ha stupito la diffusione in tutti gli organismi di ‘consulenti in genere’. Il Ministero della donna, seguendo una logica di mainstreaming, si è dotata di una rete di punti focali in tutti i gangli del Governo e dei Ministeri. Tutti hanno colto il significato e subito aderito alla nostra missione. Siamo state ricevute per tempo dal Ministero dell’Agricoltura con cui abbiamo parlato della filiera “sesamo”, Ministero delle Risorse Animali per la filiera “latte”, con la Camera di commercio, CONGAFEM che associa molte federazioni di donne, MECREF cassa di risparmio delle donne, vari programmi internazionali tra cui PCLCO (povertà), PASEL (élevage), PESAU (agricoltura), Care International (metodo MMD), CTB (cooperazione belga che interviene nella regione di Dosso) e molte leader donne. Una visita nei villaggi della Comune di Goteye ci ha permesso di verificare la presenza di condizioni indispensabili per l’avvio di una impresa di donne, secondo lo schema teorico che richiede: diritto alla terra, infrastrutture tecniche, accesso al credito, alfabetizzazione, leadership femminile riconosciuta, appoggio del Consiglio Comunale e leader uomini.       

Donne imprendritrici
In città, dove l’iniziativa privata individuale è più diffusa, abbiamo conosciuto donne imprenditrici, che hanno rischiato in proprio, spesso da sole; una giovane signora compra il latte dai pastori che allevano nella periferia di Niamey e produce yaourt che riesce a vendere in proprio, nelle boutiques e negli uffici; un’altra donna ha creato una vera e propria impresa che controllo tutta la filiera del sesamo, produzione, trasformazione, vendita e oggi ci scrive che, anche grazie alla nostra missione, è diventata formatrice e specialista in trasformazione del sesamo’ in varie regioni del Niger e fuori; in città l’esempio più in vista è la donna che sta alla testa della più grande industria del latte, Niger Lait. Queste donne coraggiose trovano nell’ambiente urbano il contesto favorevole che permette loro di rischiare in proprio, tuttavia non si considerano auto-sufficienti. Ci è sembrato che anche loro, come le donne dei villaggi, sappiano affidarsi ad altre donne, cerchino l’appoggio del collettivo: dell’orgoglio Mecref che basa la sua rete sul prestito alle imprenditrici come del networking con la giornalista che, attraverso una rivista di moda, affronta temi di alimentazione, salute, cura dei piccoli ecc. Tutte cercano di affiancarsi ad altre imprenditrici, parlamentari, donne leaders. Un'altra novità, molto interessante per noi, è il volontariato nazionale, ragazzi e ragazze che escono dalle scuole secondarie e avranno la possibilità di impegnarsi per il proprio paese, conoscerlo da vicino, legare tra loro e con connazionali, come uno stage che prefiguri il loro possibile percorso formativo-professionale. Per molte giovani donne delle città sarà un’occasione per costruire dei legami solidali con le ragazze dei villaggi, superando le distanze tra donne della stessa nazione. L’approccio di genere nel volontariato nazionale è stato discusso con il Program Officer UNV Timothée Tabapssi, che ha riconosciuto il nostro metodo di lavoro, ha fortemente appoggiato la missione, sta lavorando insieme con il responsabile del volontariato nazionale per far crescere le imprese di donne.

La vitalita’ delle donne nigeriane

La vitalità delle donne nigerine è per noi una conferma, che arriva dopo altre due missioni in Togo, dove abbiamo sostenuto CEVA-Maison de la Femme, una piccola associazione di donne, dedita alla formazione di donne in condizioni di estrema marginalità, che ruotano attorno al grande mercato di Lomé. Le due leader vivono del proprio lavoro di sarte; da sole hanno deciso di aprire una scuola di alfabetizzazione e, dopo la nostra missione, anche un piccolo ‘laboratorio di sartoria’. La nostra collaborazione infondo si è limitata a dare valore a progetti che già avevano in mente e a metterle in rete con altri. Il nostro sguardo di volontarie internazionali ha permesso loro di riconoscersi come esempio di volontariato autentico, superare la solitudine, entrare in relazione con chi poteva supportarle in loco, dai Ministeri, alla Camere di Commercio, Istituti Professionali, Rotary e Radio locali e via via fino ai possibili fruitori dei prodotti confezionati. Il filo conduttore che ci ha accompagnato è stato quello di non creare ‘dipendenza’ da noi e dai nostri paesi, in modo che, anche nel caso di aiuti da parte della Cooperazione Internazionale (vedi progetto finanziato dalla Provincia di Genova), crescano partenariati duraturi e auto-sostenibili.

I benefici di lavorare inieme

Per noi è stato importante verificare che esiste un legame strategico tra capacità delle donne di agire in collettivi, opportunità aperte alle imprese private e decentramento amministrativo democratico. In Togo il rapporto con le Amministrazioni Pubbliche ci aveva portato ad incontrare soprattutto i funzionari ministeriali (molto preparati, ma sconfortati dal contesto politico ove non si registra nessuna pianificazione sociale ed economica). In Niger, pur essendo il contesto forse ancora più povero, ci è sembrato di percepire tutta un’altra dimensione di partecipazione alle scelte politiche e socio-economiche dei territori: la nascita dei Comuni è recente, nel 2004 si sono tenute le prime elezioni amministrative e ad esempio a Goteye, un Comune di 30 villaggi, le donne elette sono 3 su 17 (3 consiglieri sono anziani che non vengono eletti, avendo un posto di diritto nel consiglio). Questo risultato è dovuto in parte alla legge sulle quote, cui peraltro le donne sono tenacemente ancorate (almeno il 10% in ogni luogo ove si decide), ma anche come il frutto dei legami tra donne che, cresciuti nell’economia informale, si riflettono nella dinamica elettorale.